Compara Arie | ||
|
11/02/1763 Stoccarda
N. Jommelli (comp.) P. Metastasio (lib.) |
||
|
Infedel, ti lascio: addio. Godi pur del nuovo amor. Ah crudel, t'arresta oh dio! Fai gran torto a questo cor. Parta omai s'hai pur desio d'involarlo al mio furor. Eh t'accheta ... - Mentitrice. Mio tesoro ... - Ingannatrice. (Questo è affanno da morire! Più valore in sen non ho.) (Troppo grande è il suo martire, disperare ancor non so.) (Ed ancora ho da soffrire? No, vendetta far saprò.) Ah tu sai ... - Più non parlarmi. Perché sdegni d'ascoltarmi? Traditrice alma fallace, va', rimanti in quella pace, che tu lasci a questo cor. Senti ... oh dio! ... - Deh ferma, ascolta. E che tu vuoi? taci una volta. Dunque adori ancor l'indegno? Quello sdegno vuo' placar. Tu paventi e mia tu sei? D'imenei non mi parlar. Ma perché? saper lo voglio. Perché sei pieno d'orgoglio, perché sembri agli occhi miei un oggetto di terror. Tu m'insulti? a vendicarmi corro al foco, corro all'armi tremerai perfido cor. Quel mi fugge! ... quel minaccia! ... Non dispero ... non pavento ... ma, infelice, che farò? Ah tu vieni ancor quest'alma, dolce amor a lunsingar! Tu mi additi, oh dio, la calma, ma son presso a naufragar. |
||
|
--- |
||
| Fonti : | ||
|
n. 14 terzetto; atto.scena : 2.11; p. 130 Enea: G. Aprile Didone: M. Masi Giura Iarba: A. Cortoni N. Jommelli (comp.), P. Metastasio (lib.) La Didone abbandonata* Stuttgart, Cotta, 1763 11/02/1763 Stoccarda, Teatro Ducale |